Sento. Ascolto. Amo.

Raccolgo, avida, quanto la terra mi offre nel mio andare.
Le radici amare che strappo dai solchi di mia madre, le spighe di grano cresciute sulla curva schiena di mio padre e i rossi melograni sbocciati nei sorrisi di mio fratello…. e poi mi volto verso il sole e mi getto tra le tue mani aperte per farmi stringere, soffocare, consumare…
Dentro esplode una stella e il riso si mescola al pianto.
Mordo ogni giorno che passa perché ne porti il segno all’infinito e di esso non venga sprecato neppure un secondo e poi mi chiedo come sarà il silenzio quando finirà l’inchiostro e i fogli resteranno bianchi.
Certe volte faccio mattina solo per illudermi che il calendario si sia fermato e il mio cuore abbia così guadagnato qualche battito smarrito.
Oltre i miei occhi il fiume continua a scorrere rumoroso e libero.
Spalanco le braccia mentre indosso questa mia pelle sottile, troppo sottile per lasciare fuori emozioni che mi colpiscono come tempesta.
Sento. Ascolto. Amo.
E a volte è tutto così troppo che l’inizio si confonde con la fine e le parole si perdono tra le dita come sabbia spazzata via dal vento.

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