Ciao Sissi…

Ciao piccola Sissi…

Dormi serena adesso… un giorno ci incontreremo, ne sono certa! E giocheremo ancora e ancora…. corri dolce batuffolino di pelo morbido! Ci incontreremo e ti accarezzerò ancora e ancora… te lo prometto!

Dormi serena adesso………

Ieri sei volata via da questa terra…ti sei addormentata fra le mie braccia…… non ti dimenticheò mai…………

Riflessioni

La morte del nostro gatto (o del nostro cane) è un evento traumatico. E’ una separazione pesante e dolorosa a cui non riusciamo subito a dare una connotazione razionale. La morte porta con sè un bagaglio di sofferenza inaccettabile che ci scatena reazioni difficili da gestire.

Affrontare una malattia incurabile del nostro cucciolo significa essere testimoni di una lunga sofferenza, significa fare disperati tentativi di terapie e cure, significa sperare in un miracolo. Di colpo siamo colti da quella incredulità angosciante, da quello sgomento improvviso che ci fa saltare il cuore in gola, ci toglie quasi il respiro in quel modo bruciante in cui solo il dolore può fare.

E la scelta dell’eutanasia è un passo difficile e pieno di incertezze, ci sentiamo legati ad una creatura che non ha speranze, che sta soffrendo e quando vediamo con i nostri occhi quanto sia devastante il dolore fisico ci arrendiamo alla razionalità di poter mettere fine ad un’agonia inutile.

Quante difficoltà incontriamo a vivere la morte di un essere a cui vogliamo bene!

Quanto è difficile riordinare le cose che erano sue, togliere i giochi, mettere in ordine le ciotole, chiudere i sacchetti dl cibo, togliere tutte le sue copertine… Nei confronti del nostro piccolo amico si vive un senso di colpa pungente.

Siamo noi a capire dai suoi silenzi che sta male, siamo noi ad aver paura di non comprendere tutto, di non aver fatto abbastanza, di non aver provato tutte le strade. Non c’è una logica a cui appellarci, il distacco fa terribilmente male.

Un cane è un amico, è l’estensione del nostro corpo, sempre al nostro fianco, sempre presente con i suoi occhi dolci che ci guardano adoranti. La sua fedeltà, la sua lealtà, la sua intensa compagnia, il suo cercare le nostre mani per una carezza, la sua coda scodinzolante, il suo modo di proteggerci, di difendere la nostra casa, di stare sempre in prima fila di fronte ad un pericolo, il suo modo così pieno di gioia di giocare con noi.

Un gatto è il nostro complice, è l’estensione della nostra mente, presenza silenziosa e discreta capace di entrare in punta di zampine nel nostro cuore e di rimanervi per sempre.La sua magia, la sua sensibilità, il suo comprendere i nostri umori, quel muso sempre pronto a strusciarsi a noi, il suo miagolio dolce e modulato, la sua coda dritta a darci il saluto, i suoi occhi socchiusi lentamente per esprimere il suo benessere, la sua serenità, il suo affetto.

Non ci si può staccare facilmente da generatori di sentimenti così profondi e in effetti non si deve farlo.

Amare è un mondo a sè, è una dimensione diversa dove non esiste nè vita nè morte, solo emozioni pure, pulite, libere da umane contaminazioni, genuine e vere.

Amare vuol dire non dimenticare, non sostituire, non rimpiazzare, ma vuol dire anche amare sempre, ancora, contro le leggi di una Natura che rende i nostri affetti meno longevi di noi.

Amare vuol dire non dimenticare tutte quelle creature che vagano sole in cerca di affetto, che sono chiuse nei canili dopo essere state abbandonate, picchiate, maltrattate, dopo aver sofferto la fame e la sete.

Amare vuol dire non dimenticarsi di quelle creature che vagano per strada, lottando ogni minuto per sopravvivere, per un boccone di cibo, per un pò di calore, per un riparo dalla pioggia, con il pericolo costante di essere investite da un’auto, picchiate o avvelenate da qualche balordo.

Creature in balia di un destino crudele, senza una carezza, senza un aiuto, senza una parola, creature immerse in un silenzio che vuol dire abbandono indiretto, ma consapevole e silente di chi vede e non fa niente, di chi vede e si volta dall’altra parte.

Ed è qui che si trova un senso anche alla morte.

La morte è anche rinascita.

E la rinascita è un’altra possibilità, è un’altra apertura verso la vita, verso le emozioni.

Aprire le braccia verso un nuovo affetto è un atto di amore verso le creature che ci hanno lasciato, è il segno che quello che ci hanno insegnato in maniera così intensa e profonda non andrà perduto.

I nostri cani e i nostri gatti hanno scavato nel nostro cuore con la loro silenziosa e armoniosa purezza e vi hanno messo radici forti e vigorose.

Radici che non moriranno mai, ma che metteranno nuovi germogli da cui nasceranno nuovi amori sinceri e incondizionati. Da quelle stesse radici che ci hanno arricchito l’anima nasceranno nuovi sorrisi, nuove coccole per un musetto diverso, per uno sguardo diverso, per una creatura diversa. Ma le radici saranno sempre le stesse, sempre verdi, sempre fertili, sempre pronte a generare amore.

Questo è il regalo che i nostri amici ci fanno mentre dignitosamente ci lasciano.

E noi non possiamo non accettare questo regalo.

Amare è la sola risposta alle nostre domande, ai nostri dubbi, alle nostre incertezze. L’Amore è l’unica forza più grande di tutto, l’unica che può vincere anche la morte.

Non dimentichiamolo mai.

Un pensiero su “Ciao Sissi…

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