Aspettando Godot

Ieri sera ho assistito alla rapresentazione teatrale di questa celebre opera di Samuel Beckett. In realtà, se non fosse stato per l’invito di un amico che oltretutto ha recitato nella stessa commedia, non sarei mai andata! Non conoscevo la trama… avevo solo poche informazioni riguardanti l’autore e il “suo” teatro dell’assurdo… che dire?! Mi è piaciuta, mi ha catturata e coinvolta.

Una tragicommedia in cui si parla di attesa, delle difficoltà degli uomini nell’uso del linguaggio e dell’incomunicabilità che ne scaturisce, di ruoli sociali, e di molto altro…

Per chi non conoscesse la trama riporto una recensione, quella più vicina anche al mio punto di vista, trovata su internet. Buona lettura!🙂

Fonte www.my-libraryblog.com

La celebre opera teatrale Aspettando Godot venne scritta verso la fine degli anni Quaranta e pubblicata in epoca post-atomica, nel 1952, in lingua francese. Samuel Beckett, autore di nascita irlandese ed esponente di spicco del Teatro dell’assurdo insieme a Ionesco, Adamov e Pinter, nel 1954 tradusse il testo in inglese. Il teatro dell’assurdo è un particolare genere teatrale sviluppatosi tra gli anni Cinquanta e Sessanta. Si caratterizza per i dialoghi senza significato, ripetitivi e capaci di suscitare l’ilarità del pubblico a dispetto del dramma che i personaggi interpretano. Aspettando Godot è una tragicommedia dominata dalla sensazione di incomunicabilità e dalla crisi di identità degli esseri umani che vivono una vita priva di scopo e di significato. E’ uno dei più noti testi teatrali del Novecento dove è geniale la trovata dell’autore di un protagonista assente e dove tutto è costruito intorno alla condizione dell’attesa.
Veniamo alla trama.
Nel primo atto i due vagabondi Estragone e Vladimiro, sotto un albero, in una strada di campagna, attendono un certo Godot. Non solo il luogo e l’ora dell’appuntamento sono vaghi, ma anche l’identità di Godot non è chiara. I due credono però, o forse sperano, che quando Godot arriverà, li accoglierà nella propria casa, darà loro qualcosa da mangiare e li farà dormire in un luogo asciutto. Durante l’attesa passano sulla stessa strada il proprietario terriero Pozzo che tiene al guinzaglio il suo servitore Lucky. Pozzo si ferma a parlare con i due vagabondi. Estragone e Vladimiro alternano momenti in cui sono incuriositi dall’atteggiamento del padrone Pozzo a momenti in cui sono spaventati dalla miserevole condizione del servo Lucky. Dopo la zuffa causata dal monologo erudito e a sorpresa del servo, Pozzo e Lucky riprendono il loro viaggio. Intanto è calata la sera e Godot non si è fatto vivo. Giunge però un suo messaggero, portando loro le sue scuse, comunicando che Godot quella sera non sarebbe arrivato, ma che ci sarebbe stato certamente il giorno dopo. I due sono sconfortati, meditano addirittura il suicidio, pensano poi di andare via, ma poi decidono di restare. Così si conclude il primo atto. Il dramma è poi composto di un secondo atto in cui accadono esattamente le stesse cose. Due uomini attendono un terzo uomo; il terzo uomo non arriva.
Ma chi è Godot? Numerose sono le interpretazioni: il destino, la morte, la fortuna e persino Dio. Dal punto di vista semantico Godot richiama infatti la forma inglese God. Per questa ragione l’attesa di Vladimiro ed Estragone è l’attesa di tutte le attese, l’Attesa per eccellenza. Lo stesso Beckett non ha mai chiarito questo enigma ed anzi si è così espresso: “Se avessi saputo chi è Godot lo avrei scritto nel copione.”. Negli altri due personaggi, Pozzo e Lucky, molti hanno voluto vedere il capitalista e l’intellettuale ed in effetti gli elementi per questa identificazione sembrano piuttosto chiari nel primo atto.
Questa è un’opera geniale, certamente controversa, ma rappresenta una rivoluzione del teatro contemporaneo. I suoi dialoghi inconcludenti, i suoi silenzi, le sue pause hanno contribuito ad una creazione originale e straordinaria. Forse analizza persino il linguaggio o l’esaurirsi del linguaggio, nel senso che la comunicazione tra gli esseri umani è sempre più scarsa. Sempre più frequenti, al contrario, sono le barriere di comunicazione, l’assurdità, il nonsense della vita stessa.

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